Obesità e leptina: un interruttore anti-fame

La scienza medica ha creduto a lungo che la massa grassa fosse soltanto un deposito inerte di calorie non usate e messe da parte per tempi di carestia. Appare ora chiaro invece che il grasso è un tessuto attivo ed intelligente, capace in genere di autoregolarsi. Quando si ingrassa il tessuto adiposo produce in quantità maggiore un ormone chiamato leptina, che sopprime l’appetito,facendo arrivare al cervello il messaggio che l’apporto di cibo è stato più che sufficiente, e che accelera il metabolismo. Quando invece c’è troppo poco grasso si verifica una carenza di leptina che provoca effetti opposti: oltre a far aumentare l’appetito, fa arrivare al cervello femminile, (quando la carenza è grave), il messaggio che non sono presenti abbastanza riserve grasse per sostenere le esigenze di una nuova vita, e quindi si interrompono le mestruazioni e la possibilità di concepire.

Si è visto infatti che la leptina nelle persone obese è presente in quantità sufficienti, persino superiori al normale, ma il cervello non reagisce più al segnale che gli proviene dalla leptina. Si tratta quindi non di “carenza di leptina” ma di “resistenza alla leptina”, analoga alla “resistenza all’insulina” propria di molti diabetici.

Per spezzare il circolo vizioso obesità-infiammazione si ricorre in genere alla prescrizione di sostanze e di una dieta anti infiammatoria e di “risensibilizzazione alla leptina”. Per arrivare ad una dieta ottimale è utile un accertamento delle intolleranze alimentari ed un test di nutrigenomica. Anche senza questi due test è comunque possibile , disegnando un buon piano dietetico, ottenere buoni risultati.